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"Una cosa sola" Maria Sole Costanzo Ed. Il Filo
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November 15 G&P
Di solito lo guardamo i miei (cioè mia mamma lo guarda, mio papà dorme per poi dire alla fine che gli è piaciuto moltissimo... chissà cosa, dal momento che non ha visto niente) ma giovedì scorso una scena mi ha trattenuto davanti alla tv. Si sono conosciuti quando lei doveva ancora finire il liceo e lui era già capitano dei carabinieri. Però adesso...
November 11 V PER VITTORIOciao, nonno.
so che sarai sempre al nostro fianco.
(E fu in quel momento che mi accprsi che non erano quelli delle tante parole, non erano quelli dei grandi discorsi, i veri amici, ma quelli che semplicemente erano là, senza sapere proprio cosa dire.) November 07 A COME ATLANTECom’è difficile parlarti. Spingi la gente in fondo a un baratro, la schiacci fino a soffocarla, aspettando soltanto di essere spinto indietro, rimesso al tuo posto, ridimensionato. Lo so come ti senti, sai? Sei lì che lotti aspettando solo di essere fermato. E ogni persona che attacchi speri solo che sia quella capace di rompere questa catena infinita. Ci metti tutte le tue forze, prosegui a tappe forzate la tua marcia di conquista, ma una volta conquistato, il tuo bottino non ti serve a niente. E ad ogni tappa che percorri speri solo di trovare un muro. Ad ogni stoccata che lanci, speri solo di sentire lo schiocco di un’arma avversaria. Ad ogni affondo il tuo polso spera di sentire vibrare una spada resistente contro la tua. Tu vuoi qualcuno che ti tenga testa e ti vinca, tu vuoi smettere di combattere. Tu sei stufo marcio di combattere. Ma nessuno è stato alla tua altezza, finora, anzi, tutti sono caduti miseramente tue prede, e tu che cosa te ne puoi fare di una persona che cade tua preda? Nulla. Tu hai bisogno di un pari, di uno sfidante degno di te. Ti senti insultato dall’arrendevolezza altrui, e irato attacchi con più violenza sperando di provocare, mentre invece ottieni solo il risultato di intimidire. Tu vuoi qualcuno che finalmente, una buona volta, invece che gettare le proprie armi, disarmi te. Vedi, tutto questo è molto poetico, molto interessante, molto attraente se ti può fare felice che io lo dica, e se non fossi seguita costantemente da santa Ragionevolezza ti direi anche che sono io, sì sono io, lo sfidante che tu stai cercando. Ma tutto questo è totalmente inutile, terribilmente fuori luogo, incredibilmente stupido. La vita non può essere un’eterna sfida, una giostra equestre senza fine. Forse laggiù, sepolto nella tua armatura, non ti accorgi che qualcuno ha bisogno di parlarti. Posso alzare la visiera e urlarci dentro “C’è nessuno-uno-uno-uno?” ? Ecco, mi piacerebbe tanto. Tu odi i deboli, caro il mio giovane Atlante, tu hai tutto il mondo in spalla e non sopporti i caratteri cedevoli. Ma a volte si sta male, nessuno di noi è Dio. A volte si può cadere e al posto che stare a guardare potresti aiutare a rialzarsi. Ma non ti preoccupare, so che è pura utopia chiederti una cosa simile. Il fatto è che credo soltanto che invece che perdere il tempo ad affrontarci, io e te potremmo fare un sacco di cose belle. Ma davvero, un sacco di cose stupende. Credo che tu sia una persona bellissima, dentro quell’armatura. E come ti dicevo prima, ho capito benissimo come ti senti. Attacchi perché hai paura. Attacchi perché speri che esista qualcuno forte come te che a sua volta ti protegga. Attacchi perché nel frattempo devi difenderti da solo dalle cose avverse, e lo capisco benissimo questo. Ma io? Guardami: sai chi sono io? Sono forse tua nemica io? Credi davvero che valga la pena un simile dispendio di tempo e di energie contro di me? E allora. Sai cosa devi fare. Ma se non lo sai, allora non hai capito niente. Allora le mie sono state tutte parole al vento e tu sei un povero idiota come tutti gli altri. Infine, a questo punto posso darti quello che vuoi, va bene?, ti do l’affronto che volevi: vaffanculo. Per me puoi andartene proprio affanculo, caro mio. November 05 tutti i ricordiQuello che ho scelto di tenere di lui sono tutti i ricordi. Tutti senza distinzione. Dal primo, che se mi sforzo mi accorgo essere quello di una volta in cui giocando a calcio in corridoio abbiamo rotto una lampadina, all’ultimo che per ora è lui che mi sorride dal letto candido dicendo che mi pensa sempre, per poi salutare mia mamma e mia nonna. Perché, aveva spiegato, lui era stufo di stare là, voleva tornare a casa, gli mancavamo tutti. Anzi aveva cominciato dicendo rivolto a mia nonna: “Moglie, devo ammettere che mi manchi. Mi manca giocare a carte con te. Anche se ora posso dirti che baravo”. Presto torni, a casa, gli ho risposto. Presto torni. |
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