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October 22 LE RIENIo prima di quel momento non c’ero, non esistevo. Non ero mai esistita. E con me non esistevano tutte le mie belle idee, il mio bel libro pubblicato, le mie belle divisioni tra sesso e amore, i miei ragionamenti che credevo irreprensibili, i miei bei vestiti che avevo scelto e provato personalmente, i consigli che credevo più adatti, le cose che avevo studiato, tutti quei bei concetti che avevo imparato. Nulla. Io non c’ero. Poi. Sono nata. Ho cominciato a esistere. Ero vera. Sono venuta al mondo piangendo di gioia e dolore insieme, il gusto, la vista, l’udito, il tatto e l’olfatto tutti insieme mi hanno riempito di sensazioni. C’ero davvero. Ho capito che tutto quello che era successo prima era una bozzetto, una prova, era tutto sbagliato, andava tutto cambiato! Avevo comprato bei vestiti, elaborato belle teorie, diviso il sesso e l’amore convinta di avere piena coscienza dei miei atti, e invece non capivo niente! Non sapevo niente! Non avevo una vera esperienza del mondo. Come avevo potuto distinguere, per esempio, il sesso dall’amore, senza aver mai provato l’amore? Era tutto da rifare. Era tragico, è vero, ma adesso che c’ero potevo farlo. La cosa più tragica, però, davvero tragica, è che dopo, dopo sì, quando tutto è finito, non c’ero più di nuovo. La fusione, l’esplosione da cui ero nata, si era semplicemente spenta. E io, dopo aver leggermente brancolato, barcollato, sbattuto le palpebre come un neon intermittente e vacuo, mi ero spenta. Ero tornata il nulla. Non me ne capacitavo. Mi toccavo e tastavo ovunque e tutto continuava a sembrarmi vero: è successo, mi dicevo, io sono nata, ho sentito del pizzicore sulla schiena e il freddo sulle braccia, poi ho visto l’alba farsi largo nella notte, io lo giuro che l’ho visto! Io devo essere viva! E quello che vedo, quello che sento adesso dev’essere altrettanto vero. È vero, ero venuta al mondo e avevo visto per un secondo come funzionava. Ma poi ero tornata nell’oblio. Di nuovo tutte le mie mosse erano false e le mie impressioni ingannatrici. Avevo avuto per qualche istante il beneficio di vedere il vero, ma poi null’altro. Ero il nulla. Così la rabbia di avere vissuto nella cecità per anni si mischiava a quella ben più grande di avere potuto vedere per un secondo e sapere cosa significava, ma poi avere perso di nuovo questo potere. Con l’amara consapevolezza, stavolta, di mancare di qualcosa che se prima si ignorava, ora si conosceva e si desiderava. E ora, ancora ora, sono il nulla. Nothing, nihil, rien. Così quando lui passa, volge alla zona di muro dove io sono appoggiata lo stesso sguardo che vi rivolgerebbe se al mio posto ci fosse una crepa, o una macchia di umido. Sono il nulla. Spero tanto che anche lui ora senta di non esistere, di non essere mai esistito prima di me, e di non potere mai più esistere senza.
"Turn away when you see me walking by once in a while."
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